di Giovanni Scornavacca
La medicina rigenerativa rappresenta oggi il nuovo e più moderno approccio al paziente che richiede trattamenti estetici d’avanguardia.
Si avvale oggi di tecniche di impianto di materiale autologo ed omologo quali cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo e PRP (plasma ricco di piastrine).
Per quanto riguarda le piastrine, la loro esistenza è stata ipotizzata alla fine del 1700, mentre la loro individuazione risale a circa un secolo dopo senza che ne fosse compresa l’esatta natura ed il significato funzionale.
Dopo il susseguirsi di studi che non avevano centrato il ruolo esatto delle stesse, e la loro origine, fu solo agli inizi del 1900 che furono descritti il meccanismo della coagulazione e l’origine dei precursori delle piastrine dal midollo osseo, i megacariociti.
Studi successivi di biochimica e fisiopatologia hanno fatto luce sul ruolo e le proprietà delle piastrine, la lodo dimensione (circa 2-4 micron), il loro numero (tra 150.000-200.000 per mm3), lo loro forma rotondeggiante l’assenza di nucleo al loro interno, ricco invece di granuli di diversa grandezza e contenuto che a vario titolo entrano nella catena della coagulazione, ma non solo.
Sono state infatti scoperte altre proprietà legate all’ampia gamma di fattori di crescita in esse contenute quali il PDGF, EGF, TGF beta, FGF2, IGF, VEGF …
Tutti intervengono a vario titolo nei fenomeni di riparazione tissutale e neoangiogenesi, accelerando la riparazione dei tessuti ed il ripristino funzionale.
L’attenzione dei ricercatori si è concentrata soprattutto sui fattori di crescita e sulle citochine sia plasmatiche che intra piastriniche e sul loro ruolo una volta liberate nel sangue, dopo la lisi piastrinica, andando ad arricchire la carica biologicamente attiva.
E’ nata così una nuova tecnologia che ha preso il nome di PRP (Plasma Ricco di Piastrine) di grande efficacia, notevole versatilità e facile impiego e di cui ancora non si conoscono a pieno i benefici, ma che ha trovato applicazione nella riparazione delle ferite, in ambito ortopedico, odontoiatrico, ginecologico, estetico, tricologico.
Il razionale dell’uso del PRP consiste nell’uso di un prodotto autologo, sicuramente non allergizzante in quanto immunologicamente neutro, assolutamente privo di tossicità, che stimola la riparazione, la crescita e la proliferazione cellulare, stimola l’angiogenesi favorendo i fenomeni di rivascolarizzazione, stimola le cellule mesenchimali a proliferare, la produzione di fibroblasti e la produzione di collagene con cicatrizzazione e guarigione.
La sua preparazione è regolamentata dal D.M. 2/11/2015 e successive modifiche e integrazioni, e consiste essenzialmente in tre fasi principali:
- Prelievo di sangue venoso dal braccio,
- Centrifugazione dello stesso per separare il plasma,
- Aspirazione del plasma dalla provetta per reiniettarlo nel paziente nella sede prescelta.
Cosa ci aspettiamo quando iniettiamo il PRP per combattere i segni dell’invecchiamento?
Prima si riteneva che il processo di invecchiamento del viso e del corpo fosse legato a danni dell’epidermide per diminuzione di elastina, per diminuzione degli starti grassi della pelle, del numero di cellule, modificazioni della matrice extra cellulare (riduzione di collagene, fibroblasti, acido ialuronico…) con conseguente modifica di consistenza e flessibilità della pelle, perdita di luminosità e compattezza e quindi perdita di volume e comparsa di rughe.
La moderna teoria vede l’invecchiamento come un processo tridimensionale di riduzione di elasticità e rimodellamento che interessa non solo la pelle ma anche i tessuti sottostanti cioè tessuto adiposo, muscoli, ligamenti e ossa, con perdita di volumi, delle proporzioni del volto, alterazioni della sua convessità per cambiamenti ossei, comparsa di rughe, alterazioni della pigmentazione e della mimica facciale.
Dall’uso del PRP ci si aspetta un beneficio su tutte le citate strutture coinvolte nel processo di invecchiamento del volto.
L’effetto più visibile si manifesta a livello superficiale con riduzione delle rughe, effetto rimpolpante la pelle cadente, riduzione delle pieghe profonde, miglioramento delle sua struttura, riduzione delle cicatrici da acne, in tempi ragionevolmente brevi e con poche sedute ripetute a intervalli regolari (2-3 sedute in 3-4 mesi).
Va inoltre ricordato che come tutte le metodiche può essere associata ad altre tecniche iniettive (filler) e di superficie (laser, Radiofrequenza, needling, …) a seconda delle necessità, dei protocolli di trattamento adottati, dell’esperienza dell’operatore e degli obiettivi prefissi per ottenere risultati efficaci, duraturi, compatibili col suo stile di vita e le sue caratteristiche psicofisiche e metaboliche.
Attenzione a parte va dedicata al PLASMA FILLER, un gel PPP (Plasma Povero di Piastrine) utile sia per la rigenerazione che il riempimento, che ha dimostrato di essere simile ai più noti filler dermici e che finora ha trovato largo impiego in odontoiatria ma il cui uso comincia ad estendersi anche alla medicina estetica.
Si prepara riscaldando la porzione superficiale estratta dalla centrifugazione del sangue prelevato e secondo il protocollo di preparazione del PRP. La sua consistenza cambia in base alla temperatura ed al tempo di processamento, per l’uso che se ne vuole fare.
Il PPP è la miscela di una rete di fibrina in cui sono intrappolate le piastrine che rilasciano gradualmente nei mesi successivi i fattori di crescita in modo da favorire la rigenerazione tissutale nella sede di impianto. Questi fattori di crescita interagiscono con le cellule staminali indifferenziate del tessuto adiposo, con i fibroblasti dermici, promuovendo neovascolarizzazione e neocollagenogenesi con rimpolpamento dei tessuti molli miglioramento della qualità della cute e delle rughe.
Il PPP si comporta come un filler e/o lipo-filling, può essere mescolato al PRP creando un potentissimo biofiller con risultati subito evidenti fin dalla prima seduta.
Ma la nuova sfida nell’uso del PRP, già in atto, è rappresentata dall’uso del PRP in ambito cosmetologico. Va ricordato che esistono già in commercio delle creme e lozioni che ben si prestano ad essere miscelate al PRP. Studi in corso stanno dimostrando ottimi risultati per il loro uso sia da sole che ad integrazione di trattamenti estetici.
E’ comunque opinione corrente che così come non esiste una tecnica ben standardizzata ed universalmente accettata per la preparazione del PRP, necessitano ancora studi di approfondimento per impostare nuovi protocolli in tutti campi di applicazione e chiarirne limiti e benefici.
Dr. Giovanni Scornavacca
Medico Esperto Medicina Estetica e Rigenerativa
Master Universitario di II Livello – Università “La sapienza” Roma